Editing genetico in Cina, tra perplessità legittime e paure irrazionali

Un ricercatore cinese afferma di aver editato il dna di due bambine per prevenirle dal contagio dell’Hiv. Perché, se confermato, questo esperimento rischia di danneggiare la ricerca scientifica.

Un ricercatore cinese avrebbe editato geneticamente due embrioni umani. Per la prima volta al mondo sarebbero nate due bambine geneticamente modificate, Lulu e Nana. He Jiankui avrebbe alterato gli embrioni di sette coppie che si erano sottoposte alle tecniche riproduttive al fine di prevenire l’infezione da Hiv. Per ora c’è solo la sua versione riportata dall’Associated Press, quindi dobbiamo aspettare che la notizia sia verificata. Nel frattempo possiamo però fare qualche riflessione e ripassare qualche informazione. Chi vuole sapere cos’è l’editing genetico può cominciare da Cos’è CRISPR e dal video di Superquark oppure dal libro di Anna Meldolesi, E l’uomo creò l’uomo.

Ci sono moltissime altre fonti, come il sito del laboratorio di George Church o il pezzo di Megan Moltemi di un anno e mezzo fa. Manipolazioni genetiche di questo tipo sono vietate quasi ovunque perché considerate ancora non sicure. A volte le reazioni sono senza dubbio eccessive e irrazionali. Immagino che a breve alcuni si indigneranno perché qualche limite imposto chissà da chi è stato violato o perché si sta giocando a fare Dio. Ci sono però alcune preoccupazioni molto razionali: la valutazione dei rischi e dei benefici e la sicurezza della tecnica usata. Ovvero, la valutazione dei danni più o meno probabili. Il requisito minimo per poter usare una tecnologia e per poterla valutare come moralmente ineccepibile ha ovviamente a che fare con la sua sicurezza. Il contesto non è irrilevante.

Di Chiara Lalli dal blog della rivista “WIRED



He Jiankui ha annunciato in un video su Youtube la nascita delle gemelle “Lulu” e “Nana” nell’ambito di un esperimento per permettere alle coppie affette da HIV di avere un bambino non positivo. Ma, mentre la sua università prende le distanze dichiarandosi all’oscuro di tutto, molti colleghi sollevano dubbi sulla veridicità della notizia e sottolineano le implicazioni etiche

La Cina è riuscita a creare i primi esseri umani geneticamente modificati. È quanto sostenuto da He Jiankui, un ricercatore cinese con formazione americana oggi impiegato alla Southern University of Science and Technology di Shenzhen, alla vigilia di una conferenza sull’editing genetico in programma per martedì 27 novembre a Hong Kong.

Secondo quanto racconta lo scienziato in un video pubblicato su Youtube (vedi immagine), le gemelle “Lulu” e “Nana” sono nate alcune settimane fa nell’ambito della sperimentazione sull’alterazione degli embrioni a cui sono state sottoposte sette coppie durante regolari trattamenti di fertilità. L’obiettivo conclamato dell’esperimento non è curare o prevenire malattie ereditarie, quanto piuttosto sviluppare una resistenza alle possibili future infezioni come l’HIV. Infatti, mentre in tutte le coppie coinvolte l’uomo risultava positivo al virus dell’Aids, la trasmissibilità della malattia sarebbe potuta essere evitata con metodi molto meno complessi dell’editing genetico.

Come precisa He, lo scopo dell’esperimento è quindi quello di “offrire alle coppie affette da HIV la possibilità di avere un bambino che possa essere protetto dal loro stesso destino.” Come? Modificandone il Dna attraverso la tecnologia di editing genomico CRISPR-Cas9, così da disabilitare il gene CCR5 che compone le proteine che permettono al virus dell’HIV di penetrare nelle cellule. L’operazione chirurgica viene effettuata da un embriologo subito dopo l’inserimento dello sperma nell’ovulo, prima che questo venga impiantato nell’utero.

L’università prende le distanze – L’annuncio, in attesa di ricevere conferme indipendenti, ha già suscitato non poche polemiche. Stando alla MIT Technology Review – la rivista che per prima ha riportato la notizia domenica scorsa – “la nuova tecnologia ha implicazioni etiche perché le modifiche di un embrione possono essere ereditate dalle generazioni future, finendo per interessare l’intero pool genetico“, l’insieme di tutti gli alleli dell’intero set di geni appartenenti a tutti gli individui che compongono una popolazione in un determinato momento. Ben 122 scienziati cinesi hanno sottoscritto un comunicato di condanna, mentre la Southern University of Science and Technology ha preso le distanze dichiarandosi ignara di quanto sperimentato dal ricercatore. In un’intervista esclusiva ad AP, He afferma di sentire “una forte responsabilità non solo per essere stato il primo, ma anche per aver fornito un esempio per gli sviluppi futuri della scienza”. “Sarà la società a decidere cosa fare in seguito”, afferma.

I dubbi degli scienziati – A impensierire gli esperti è anche la metodologia impiegata. Per Nicholas Evans, assistente di filosofia presso la University of Massachusetts Lowell, “annunciare il test attraverso un video su YouTube è una pratica scientifica molto problematica, in quanto esclude processi di controllo come la revisione paritaria”, ovvero la procedura di selezione degli articoli o dei progetti di ricerca proposti dai membri della comunità scientifica effettuata attraverso una valutazione di specialisti del settore che ne verificano l’idoneitàalla pubblicazione scientifica.

La tecnica e i possibili benefici – Bandito nel resto del mondo, negli Stati Uniti l’editing del Dna umano è stato fino ad oggi consentito solo nelle ricerche di laboratorio. In Cina tuttavia la tecnica è al vaglio da tempo, tanto che lo scorso settembre gli scienziati della Sun Yat-sen University hanno annunciato di aver impiegato una versione adattata dell’editing genomico per correggere una mutazione degli embrioni umani all’origine della beta-talassemia, una malattia del sangue potenzialmente fatale. Nonostante le preoccupazioni diffuse, c’è anche chi riconosce i benefici della pratica. Secondo George Church, famoso genetista della Harvard University, l’utilizzo dell’editing genetico è “giustificabile” se finalizzato a combattere l’HIV, “una grave e crescente minaccia per la salute pubblica”. Stando ai dati ufficiali, nell’ultimo anno i casi di Aids e HIV oltre la Muraglia sono aumentati del 14%. Oggi sono più di 820mila le persone affette, con 40mila nuovi casi solo nel secondo trimestre del 2018.

di China Files; dal sito de “Il Fatto Qutidiano”; 26 ottobre 2018


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