L’Onu: legame diretto tra pandemie, inquinamento e perdita di biodiversità

Necessario fermare i danni all’ambiente o le malattie infettive dilagheranno. L’Oms: ogni anno 7 milioni di morti da inquinamento (80mila in Italia)

di Laura La Posta
Da “Il sole24ore” 4/6/2020

Biodiversità e cambiamenti climatici sono al centro della Giornata mondiale dell’ambiente 2020, promossa dalle Nazioni Unite il 5 giugno e giunta alla 46esima edizione. Sullo sfondo, la pandemia da Covid-19 che ha riportato al centro dell’attenzione mondiale la cenerentola del pianeta: la natura.

«La natura ci ha parlato forte e chiaro attraverso l’emergenza pandemica – ha chiarito in un messaggio il segretario generale dell’Onu António Guterrez -: ci ha detto che il nostro ecosistema è malato e che bisogna agire quanto prima per ripristinarlo. C’è un legame diretto tra pandemia, inquinamento che causa i cambiamenti climatici e impoverimento della biodiversità sul pianeta. Ecco perché tutto il 2020 è dedicato alla biodiversità».

Un messaggio, quello di Guterrez, basato su evidenze scientifiche citate dall’Onu, che dimostrano il legame diretto fra tre fenomeni che solo in apparenza non hanno niente in comune: biodiversità, cambiamenti climatici e pandemia.

Vediamo il primo anello della catena: la varietà delle specie vegetali e animali sul pianeta. Che cosa c’entra con il Covid-19? Ecco la spiegazione dell’Onu. «Ogni quattro mesi si diffonde tra gli esseri umani una nuova malattia infettiva, che nel 75% dei casi è di origine animale (come Ebola, Sars, Mers e ora il Covid-19) – spiega Guterrez -. Un ecosistema sano ci protegge da queste malattie. La biodiversità rende più difficile la diffusione dei patogeni, che prosperano fra specie uniformi, in ambienti inquinati, in assenza di zone cuscinetto naturali che pongono una distanza fra l’uomo e gli animali. Purtroppo però la biodiversità si è fortemente impoverita negli ultimi decenni, tanto che ora sono a rischio estinzione oltre un milione di piante e di specie animali. Eppure può giocare un ruolo essenziale per prevenire future pandemie: se riuscissimo a fermare la perdita di biodiversità e a invertire la rotta, ci farebbe da scudo agli agenti patogeni di origine animale».

Non a caso, la biodiversità rappresenta uno dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile Onu (Sdg) sottoscritti da quasi tutti i Paesi del mondo . Un obiettivo, l’Sdg numero 15, per niente secondario: la biodiversità è legata anche alla prosperità economica. Secondo l’Onu, più di metà del Pil mondiale – equivalente circa a 44mila miliardi di dollari – è moderatamente o altamente dipendente dalla natura. Non solo: più del 70% dei poveri traggono il loro sostentamento dalle risorse naturali, attraverso l’agricoltura, la pesca e altre attività.

Anche l’inquinamento spiana la strada alla diffusione delle pandemie. «Le persone che vivono in aree fortemente inquinate sono esposte a maggiori rischi di morte per pandemie come il Covid-19», spiega senza mezzi termini, in una nota, David Boyd, relatore speciale dell’Onu su diritti umani e ambiente.

Il quale non a caso l’anno scorso così ammoniva, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente 2019: «L’inquinamento atmosferico è un killer silenzioso, invisibile e prolifico, responsabile della morte prematura di 7 milioni di persone ogni anno, e tocca in maniera sproporzionata le donne, i bambini e le comunità povere». Il dato è contenuto nel Rapporto 2019 dell’Organizzazione mondiale della sanità che segnala per l’Italia 80mila morti all’anno a causa dell’inquinamento.

Solo studi approfonditi potranno forse ipotizzare quanta parte dei morti da Covid-19 può essere correlata all’inquinamento e quante vittime sono “sovrapponibili”. Intanto, sono sottoposti in questi mesi a peer review da parte della comunità scientifica i primi studi che tracciano una chiara correlazione, fra cui quelli condotti da Francesca Dominici ad Harvard e dalla Società italiana di Medicina Ambientale.

Non consola l’abbassamento (peraltro dibattuto) delle emissioni inquinanti conseguente al lockdown (attuato in molte aree del mondo per rallentare la diffusione del coronavirus): non appena le attività torneranno a pieno regime, gli effetti malefici dell’inquinamento si riproporranno, avverte l’Onu.

Non bisogna abbassare la guardia sull’inquinamento, fra le cause dei cambiamenti climatici, quindi. I danni da climate change sono molto più persistenti, forti e irreversibili di ogni pandemia, nel lungo periodo, ammonisce l’Onu.

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