Emergenza climatica ed alimentazione

Dobbiamo aver ben presente che circa il 25 per cento di tutte le emissioni sono prodotte dal sistema alimentare, e in questo dato (fonte Science) quasi il 20 per cento è imputabile ai bovini da allevamento, il 10 per cento agli ovini, il 9,1 agli allevamenti di crostacei, il 5,4 al formaggio. L’alimentazione è un fatto profondamente individuale, e viene percepito generalmente come una libertà inviolabile, compresa quella di mangiare carne “sporca”. Questo succede – ulteriore problema – senza schematismi politici. Per questo motivo è più difficile un intervento legislativo. Per questo, però, parlare di cibo di più e meglio è ancora più importante. (Anche ricordando la questione delle inutili sofferenze imposte agli animali cresciuti negli allevamenti intensivi. ndr)

Non c’è tempo, nemmeno qui. Qualcosa si sta muovendo, sì, ma troppo lentamente: nell’estate 2021 il Parlamento europeo si è impegnato a vietare l’allevamento in gabbia entro il 2027. Ma l’Europa è piccola, sei anni sono tanti. La transizione ecologica non si fa soltanto con le auto elettriche e con le biciclette. Si deve fare soprattutto con quello che mangiamo, su come lo alleviamo, e pure su quanto ne mangiamo. Il motto c’è, è quella frase pure famosa di Michael Pollan: «Eat food, not too much, mostly plants».

Dal sito della rivista Wired

 

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