Da Qanon al Grande Reset

La malabrigata del Qanon – quella dei Trump, dei Vigano, ecc – è ora in disgrazia. Tuttavia ciò non significa che non conservi  numerosissimi fedeli in tutto il mondo e specialmente negli USA. In sostanza si tratta di una proposta – un mix tra politica, fede, omofobia, razzismo, insurrezionalismo  e radicato conservatorismo – che ha trovato orecchi attenti nella destra più radicale, non solo americana. Le nuove frontiere del complottismo, rianimate anche dal negazionismo pandemico, oggi gridano in coro contro il “Grande Reset”; un’occasione che potrebbe dare nuova linfa a tutto il variegato complottismo fino ad interessare anche qualche settore dello strano mondo della sinistra.

Che cos’è  il Great Reset?
Il Grande Reset (Great Reset) è una proposta del World Economic Forum (WEF) per ricostruire l’economia in modo sostenibile dopo la pandemia di COVID-19. È stato presentato nel maggio 2020 dal principe Carlo di Galles e dal direttore del WEF Klaus Schwab. Le componenti fondamentali della proposta sono le seguenti: la prima consiste nel creare le condizioni per una “economia degli stakeholder” o portatori di interesse, si intende un’economia basata su coloro che hanno interesse ad acquistare i prodotti o aderire al progetto; la seconda comprende la costruzione in un modo più “resiliente, equo e sostenibile”, basato su metriche ambientali, sociali e di governance (ESG) che comprenderebbero progetti di infrastrutture pubbliche più verdi. La terza componente è sfruttare le innovazioni della “Quarta Rivoluzione Industriale” per il bene pubblico. Nel discorso di apertura dei dialoghi, la direttrice del Fondo monetario internazionale,Kristalina Georgieva, ha elencato tre aspetti chiave della risposta sostenibile: crescita verde, crescita più intelligente e crescita più equa. Si pone quindi l’obiettivo di migliorare il capitalismo rendendo gli investimenti più orientati al progresso reciproco.(Sintesi tratta da Wikipedia).

Non c’è dubbio che la pandemia Covid e l’emergenza climatica, con tutte le loro nefaste (presenti e future) conseguenze, impongano più di una critica dell’esistente ed  una qualche nuova radicale ripartenza (reset). Quella del “great reset” è  una visione “liberale” che propone soluzioni all’interno del capitalismo individuando “miglioramenti” tesi a rendere l’economia di mercato più resiliente. Un disegno dal quale è più che lecito dissentire se si considera che proprio quelle leggi di mercato (e la cultura che le sostiene) sono state le cause primarie dell’emergenza climatica, della crisi ambientale e, più articolatamene, anche della pandemia covid; ma una cosa è dissentire e ben altro configurare il tutto come un oscuro complotto.

Per il mondo complottista, nel contesto attuale, è stato fin troppo facile costruire i contorni di un “grande inganno” progettato dai soliti “potenti” per schiacciare l’umanità e tutelare i propri interessi. Deep state ed elite globali contro il popolo. Come sempre accade nella “cultura complottistica” si tratta di  risposte semplici a questioni complesse; idee facilmente intellegibili per i più, che individuano con chiarezza i buoni (un astratto popolo) con cui schierarsi ed i cattivi che oprano nell’ombra (i potenti, le istituzioni, i diversi, certe etnie, i media, ecc) contro i quali battersi. Il complottismo è una narrazione che soprattutto sa contrapporre qualche improbabile certezza ai dubbi, alle inquietudini ed alle paure di tantissime persone, facilmente propagandabile attaraverso un massiccio uso dei social spesso basato su fantasiosie fakenews. Può così creare un’identità ed offrire una presunta dignità agli “invisibili” ed alla diffusa rabbia collettiva tipica conseguenza di un periodo di grande e difficile cambiamento. Niente di particolarmente nuovo sotto il sole; si tratta di un fenomeno che – magari con nomi, esiti e modalità diverse – è sempre stato presente nella storia dell’umanità nei momenti più difficili o di grande trasformazione; spesso mascherando anche conflitti reali di potere, sociali ed economici. Un sintomo, più che una malattia; ma non per questo insignificante o non potenzialmente pericoloso. Quasi tutti i regimi autoritari sono nati avvalendosi anche di utili narrazioni complottistiche da battere per difendere il “popolo”.

 

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