Gaza. La flottiglia e la riviera.

In questi giorni una flottiglia di attivisti della società civile sta salpando da diversi porti europei alla volta di Gaza. L’obiettivo è rompere l’assedio e portare aiuti umanitari alla popolazione. A bordo ci sono figure note, come Greta Thunberg o Ada Colau, ma soprattutto centinaia di persone comuni: lavoratori, insegnanti, studenti. In tutto circa 600-700 attivisti da 44 paesi, tra cui anche quattro parlamentari italiani.

Negli stessi giorni, il Washington Post ha svelato i dettagli di un piano che fino a poco tempo fa sembrava solo una macabra boutade social: la “riviera di Gaza” lanciata da Trump in un disgustoso video con Netanyahu e altri che brindavano davanti al mare, mentre – nella realtà – i gazawi morivano sotto le bombe. Ecco, il piano svelato in questi giorni dai media, che si chiama – in perfetto stile Trump – GREAT (Gaza Reconstitution, Economic Acceleration and Transformation), mostra che non si trattava di una boutade: è un progetto reale, che prevede la ricostruzione della Striscia come una riviera di resort e appartamenti di lusso, ma svuotata dei palestinesi. Una pulizia etnica mascherata da riqualificazione turistica. Con incentivi economici per chi accetta di andarsene e, per chi rifiuta, la prospettiva di essere rinchiuso in veri e propri campi di concentramento all’interno della Striscia.

E, mentre a Washinton Trump e i suoi vagheggiano di grattacieli e resort, a Tel Aviv ministri del governo Netanyahu pianificano l’annessione di larga parte della Cisgiordania, definitiva pietra tombale su qualunque ipotesi di futuro Stato palestinese. Manovre – quelle speculative di Trump e quelle militari-aggressive di Smotrich, Ben-Gvir e dello stesso Netanyahu – che convergono e hanno un obiettivo e una precondizione comune: cacciare i palestinesi dalla Palestina e impedire in ogni modo la nascita di uno Stato palestinese.

In questo contesto, ci sono molti che si esercitano in critiche e distinguo sulla Flottilla. Alcuni in buona fede, altri invece con toni spregiativi come quelli del senatore della Lega Claudio Borghi, che parla di gente in cerca di un selfie con Greta Thunberg. Noi, come i nostri lettori sanno bene, non abbiamo mai lesinato critiche ai movimenti di sinistra, soprattutto per la loro ambiguità e lo strabismo tra Ucraina e Palestina. Ma in una settimana in cui si intrecciano la partenza di una missione di centinaia di cittadini che provano a bloccare uno sterminio in atto e l’annuncio di un piano cinico e violento per cancellare Gaza, ci sembra molto miope prendersela con chi prova a fare l’unica cosa che può: mettere a disposizione il proprio corpo.

Perché chiamatelo come volete – massacro, genocidio, pulizia etnica – il dato di realtà non cambia: la popolazione di Gaza è in procinto di essere annientata. E se di fronte a questo sterminio i potenti del mondo quando va bene si limitano a dichiarazioni che rischiano di restare puramente simboliche (come quelle sul riconoscimento dello Stato di Palestina), oppure – come nel caso di Trump – danno addirittura mano libera all’estrema destra israeliana per il compimento del progetto di annientamento dei palestinesi, allora il gesto di chi – non avendo altro potere – usa il proprio corpo per provare a bloccare l’ingranaggio resta l’unico segnale di resistenza concreta.

di Cinzia Sciuto.

Dalla newsletter di “Valigia Blu”

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