Secondo quel poco che è stato annunciato, gli Stati Uniti dimezzeranno i dazi che hanno imposto sui prodotti cinesi e sospenderanno le restrizioni sulle esportazioni di dispositivi tecnologici avanzati e sulle navi cinesi nei porti statunitensi. In cambio, la Cina ha assunto un generico impegno ad acquistare più soia e gas dagli Stati Uniti e a rafforzare i controlli sul contrabbando di fentanyl, e si è impegnata a rinviare per un anno le restrizioni che aveva annunciato sulle esportazioni di terre rare.
Capiremo meglio nelle prossime settimane, ma questo non è un accordo commerciale. Non si sono messi d’accordo nemmeno su TikTok, oltre che sul resto. Questo è un tentativo di fermare l’escalation reciproca di minacce e dispetti – l’economia cinese è da anni in enormi difficoltà, quella statunitense ha iniziato a rallentare – ed è anche l’ennesima retromarcia di Trump sulla Cina, l’unico paese che alla politica della forza ha risposto con altrettanta forza, invece che piegarsi come ha fatto l’Europa, e a ogni colpo ha replicato con un colpo altrettanto forte.
Un altro annuncio che ha generato grandi agitazioni riguarda i test di armi nucleari, che gli Stati Uniti hanno interrotto oltre trent’anni fa e Trump ha ordinato di riprendere, sostenendo che Russia e Cina ne facciano abitualmente. Non è così, e il comunicato di Trump era pieno di cose vaghe e incomprensibili: i media cavalcano queste notizie perché niente amano più che spaventarci e niente ci spaventa più delle armi nucleari, io suggerirei un certo cauto distacco.
Nel frattempo il governo statunitense è ancora in shutdown, ormai da oltre trenta giorni: non può spendere un soldo se non per i servizi essenziali, come vi raccontavo qui. Siamo arrivati a questo punto perché per approvare la legge di bilancio servono i voti dei Democratici, che si sono tirati indietro contestando le scelte dei Repubblicani e mandando il governo in shutdown. Pensando e sperando che le conseguenze dello shutdown avrebbero costretto i Repubblicani a maggiori generosità nei negoziati.
Invece i Repubblicani si godono lo smantellamento del governo federale, al quale lavoravano da mesi, e ora ben cinque sindacati vicini ai Democratici hanno chiesto agli stessi Democratici di permettere il passaggio della legge di bilancio. I sindacati hanno forti influenze e sponde dentro il partito, che quindi si sta sfaldando anche su questo tema.
Ogni giorno che passa, poi, l’intransigenza è più costosa: tanti dipendenti pubblici vengono pagati il 28 del mese e pochi giorni fa non hanno ricevuto nulla. Domenica per qualche ora l’aeroporto di Los Angeles ha dovuto fermare partenze e arrivi per mancanza di personale. È servito l’ordine di un giudice per evitare che i buoni pasto per le famiglie in difficoltà smetteranno di essere emessi. I tagli alla sanità che i Democratici chiedono di sospendere, oggi entreranno definitivamente in vigore. Non ci sono ancora trattative per chiudere lo shutdown, ma non sarà una sorpresa se iniziassero a breve.
da
News letter: Da Costa a Costa del 1-11-2025